Gaddhuresu

Il lavoro realizzato in questo spazio web, vuole avere l'obbiettivo di entrare nel vissuto Gallurese, attraverso le sue tradizioni, la sua cultura, la sua storia.Ghjuànni Pattètta!

La Bruttéa di Pattètta

Scritto da: Blog Admin il 6 Gennaio 2011

La Bruttéa
di Giovanni Masu (Pattèttà)
C’era una volta la bruttéa, il negozio di alimentari sotto casa.
dove si andava a fare la spesa (a cumparà) ma anche a scambiare due
chiacchiere con lu bruttiàiu, il commerciante. Era un modo per socializzare,
svagarsi e trovare dei momenti piacevoli della giornata, trovando
piacere soprattutto da questo piuttosto che dal prodotto acquistato,
anche perchè il commerciante, conoscendo tutti li fittiàni, i
clienti e salutandoli per nome, instaurava un rapporto che andava ben
oltre l’aspetto commerciale.
La Bruttéa, era il punto di riferimento
non solo della carréra, la via dove esercitava, ma di tutta la zona (la
cussògghja
).Si arrivava dagli stazzi e dalle campagne per la prùista,
il rifornimento, specie nel fine settimana, anche perchè il contadino/
allevatore barattava i suoi
prodotti nostràli con altri articoli
che in campagna non
si producevano. Illi bruttéi,
prima dell’evento tecnologico
del confezionamento, i
prodotti si vendevano a la
minuta
, sfusi: i legumi erano

in grandi sacchi e con  la
sàssula
, il misurino, si acquistava la quantità per l’uso giornaliero.Io
stesso nell’ infanzia, avendo i m genitori la bruttèa, nel rione Funicéddha,
ho il ricordo del grande bancone in legno al centro della
stanza con tanti calàsci, cassetti a vetri, i quali contenevano ogn’uno
un diverso tipo di maccaròni, pasta. Sopra il banco l’affettatrice a manovella
per i salumi, il peso con li pisòni, i pesi a mano, il macinino
del caffè che macinato al momento, sprigionava illa bruttéa il tipico
aroma del vero caffè. Io ero attratto dai grandi vasetti, ricolmi di caramelle
e tanti dolciumi( li cosi bòni / liccàldùgghjni) assortiti di colori
e forme. Dietro il bancone il contenitore del pane e il distributore per
l’olio di sansa e di oliva, anch’esso sfuso che
ogni fittiànu, cliente, portava la bottiglia
vuota da casa (un modo intelligente per non
inquinare)… ai lati i ripiani per i liquori e le
essenze. Erano i tempi di tantissime prelibatezze
tipiche preparate in casa, ecco che la
bruttéa
era… (ed è ancora ) sempre disponibile
anche nei giorni festivi per l’acquisto di
tutti l’aìmini, gli ingredienti, che necessitavano
in quel momento: la farina di tricu ruju,
grano duro per il pane, che suicàtu a manu,
lavorato a mano e cotto nel forno a legna serviva
per tutta la settimana; li chjusòni, gli
gnocchi, per la suppa cuàta, zuppa gallurese,
i dolci tipici: li cucciulédd’e méli, li casgjatini, le formaggelle, li papassini,
li frisgjóli longhi
, le frittelle tipiche del carnevale, li pan’e
sàbba
, pane di sapa, lu sangugrassu, il sanguinaccio, l’uciàtini o
cocch’e ghjèlda
, focacce preparate con farina e ciccioli. Tutto questo
era confezionato con ingredienti genuini e aromi di
qualità che mai mancavano e mancano illa bruttéa.
Un bel ricordo di la bruttéa era un personaggio
molto conosciuto in città, lu bandiadóri, il banditore,
il quale con la sua ironia e il modo di annunciare
rallegrava le massaie di la carréra,rione,  informandole
ad ogni suono della sua trombetta, lu còrru,
delle novità che li bruttiai offrivano giornalmente
o solo il venerdì quando, dopo alcuni squilli di
tromba, la voce potente gridava: S’avvelti la pupulazioni
ch’è ‘arriatu ciarrettu e pesciu friscu da Castéddhu,
abal’abà in Piazza di lu Malcatu…

Pensandoci oggi, quasi sembra un altro mondo?!…
mah! non è affatto cosi: è vero al progresso non si
comanda, anche la bruttéa è andata al passo con
l’industria inserendo specifiche attrezzature, banchi
e armadi refrigerati, bilance e tante altre diavolerie
elettroniche. I prodotti sfusi sostituiti da confezioni
multicolori, il banditore sostituito dai mass-media: giornali e TV, con
le loro pubblicità martellanti di iper-super-maxi promozioni. Ma e pur
vero, che una parte della popolazione gradisce continuare a fare la propria
spesa illi bruttéi trovandovi qualità, assortimento e quel rapporto
personale di cortesia con lu bruttiaiu. Ecco che allora la bruttéa di una
volta, trasformatasi strutturalmente, non perde l’accoglienza e la
cordialità, gratificando il proprio cliente, lu fittiànu, dandogli la sensazione
di essere una persona e non lo scontrino n° 99 della cassa 17.
La bruttéa di Pattètta è abbalta a óri e disóri,
puru la duminica a matinata e sirintina è in tò faóri.
Lu chi faci piacéri, a te chi séi di bona fulchètta,
so’ li cosi boni, ch’agàtti unde Pattètta.
(Ghjuànni Pattètta)

Nel giro di pochi anni, di bruttèi, a Tempio
n’è rimasta sola una: la Bruttèa di Pattètta
in Funicéddha, oggi: “Gi.Ri. Market
S.n.c. f.lli Masu” prima condotta negli anni
’60 dalla madre, zia Pippinéddha e oggi
gestita con cortesia e professionalità dai
figli. E noi del Bàddhittu ci onoriamo di
pubblicizzare ogni mese, in’interrottamente,
questa attività commerciale fin dal 2001.

(articolo tratto dal sito: lu bàddhittu  la beltula.it)

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Coro Nuraghe Majori

Scritto da: Blog Admin il 27 Luglio 2009

CORO NURAGHE MAJORI

– Tempio Pausania -

Il Coro Nuraghe Majori nasce nel 1996 e prende il nome dall’omonimo nuraghe tempiese importante monumento archeologico che si erge alle porte della città.
L’insieme delle armonie, intrecci sonori e i virtuosismi delle quattro caratteristiche voci che lo compongono, ne fanno l’espressione tipica dall’antico canto gallurese a "tasgja".
Si esibiscono per la prima volta al grande pubblico, durante l’emozionante processione del Venerdì Santo Algherese. Davvero numerose e di qualità, sono le esperienze maturate dai cinque cantori, sia in territorio nazionale che internazionale; dalle feste e sagre paesane ai concerti di teatro, dai festival internazionali del folklore ai circoli dei sardi residenti all’estero. (Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Romania, Polonia, Ungheria).
Diverse sono altresì, le presenze televisive e radiofoniche presso le piu’ importanti emittenti regionali, nazionali (Videolina, Cinquestelle, Tcs, Rai1, Rai2, Rai3, Rete4) e estere.
Il repertorio dei canti, anch’esso è ampio e versatile, poiché contiene brani in lingua gallurese, logudorese e latina, sia d’espressione profana che religiosa.
Nell’anno 2000 vince il premio-Ozieri per la "migliore vocalità" in occasione della biennale del festival dedicato ai cori tradizionali della Sardegna.

Il coro N.M. conta al suo attivo due produzioni discografiche dai titoli:

"Petralana" e "Sacris".

Inconfondibili le loro voci:

Boci o tenore: Marcello Pasella
Trippi o contralto: Antonio Ziruddu
Contra o baritono: Francesco Pasella
Grossu o basso: Pietro Oggiano

Direttore e armonizzatore: Marcello Pasella

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Poesia Gaddhuresa

Scritto da: Blog Admin il 31 Maggio 2006

Agghju ancora d’imparà

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Itinerari in Città

Scritto da: Blog Admin il 20 Marzo 2006


Itinerari TEMPIO PAUSANIA Nel centro della Gallura, fra maestosi scenari di granito, di macchia selvaggia, di boschi di sughere e lecci, sorge Tempio Pausania.
Chi visita la città per la prima volta, rimane subito affascinato dal contrasto evidente fra la dolcezza del paesaggio e l?austerità delle costruzioni in granito.
Tempio Pausania venne fondata in epoca romana, anche se i primi insediamenti risalgono al periodo nuragico e prenuragico (3000 a.C e XVI sec. A.C.), ciò è testimoniato dalla presenza di alcuni Nuraghi ben conservati; primo fra tutti, il Nuraghe Majori. Nel corso dei secoli l?incremento economico e di popolazione la resero uno dei centri più potenti della Sardegna. Ancora oggi Tempio onora il suo passato storico vantando numerose risorse economiche, paesaggistiche e turistiche, a partire dal suo territorio immerso nella macchia mediterranea, al suolo composto da rocce granitiche e da acque termali, alla sua prestigiosa produzione di Moscato e Vermentino, al clima non troppo caldo d?estate e non rigido d?inverno, alla sua posizione comoda, poiché a poca distanza dalle località marine della Gallura.

ITINERARIO TURISTICO

Ufficio Informazioni Turistiche ( Piazza Mercato, 3 )
L’Ufficio Turistico Comunale viene inaugurato nel Luglio del 2003 e da allora è ubicato in una antica costruzione datata 1884 che ospitò per diversi anni il mercato e prima ancora il carcere cittadino. La struttura che rispecchia ancora la tipologia originaria si trova proprio nel cuore della città, a pochi metri dai principali monumenti e dai punti di maggiore interesse.

Comune di Tempio Pausania (Piazza Gallura)
Il Comune risale al 1882 ed è stato costruito di fronte all vecchio convento delle monache Cappuccine. Da osservare con particolare attenzione l?orologio che lo caratterizza.

Chiesa del Purgatorio ( Piazza Purgatorio)
La piccola chiesa risale al periodo della dominazione spagnola, venne infatti edificata alla fine del 1600. Legato ad essa il nome di un nobile locale, Jean Missorro, che la fece costruire in seguito ad un fatto di sangue per l?espiazione dei suoi peccati. All?interno si trova un grande dipinto intitolato a Maria che intercede per le anime.

Palazzo Missorro (Vicino Piazza Serra Sirigo)
È un bel palazzo in granito poco distante dalla chiesa del Pilar, appartiene oggi a privati. Conserva ancora la sua struttura originaria.

Casa di Nino di Gallura (Via Nino di Gallura)
Secondo la tradizione questa casa appartenne al Giudice Nino Visconti, che lottò per il Giudicato di Gallura fino alla morte. Risalirebbe pertanto al tredicesimo secolo.
Nino era un intimo amico di Dante Alighieri che lo menziona nella Divina Commedia

Madonna del Pilar (Piazza Serra Sirigo)
Questo luogo di culto ha un aspetto simile alla chiesa del Purgatorio, risale infatti anch?esso al periodo della dominazione Spagnola.

Cattedrale di San Pietro ( Piazza S.Pietro)
La cattedrale venne edificata nel tredicesimo secolo, anche se la struttura odierna risale al 1839. Da osservare all?interno la pittura del Paglietti raffigurante San Pietro dei primi del ?900 e i lampadari risalenti al 1600.

Chiesa del Rosario (Piazza S. Pietro)
Si trova proprio di fronte alla Cattedrale ed è più o meno dello stesso periodo di quest?ultima. Ospitava l?omonima confraternita.

Santa Croce ( Via Roma)
La chiesa è Collegata alla Cattedrale e veniva utilizzata come oratorio. Ospita la Confraternita di Santa Croce.

Palazzo Sanguinetti (via Roma)
IL palazzo appartenne ad una famiglia di armatori genovesi, i Sanguinetti appunto. L?abitazione è dei primi del ?900 e presenta sui soffitti degli splendidi affreschi del Paglietti anch?essi risalenti allo stesso periodo.

Piazza D?Italia
L?antico nome era ?Piazza di l?ara?, le sue misure infatti corrispondevano all ?omonima unità di misura. Per questo la piazza veniva presa come punto di riferimento dai contadini.

Chiesa di S.Antonio (Piazza Brigata Sassari)
Fu costruita a metà del ?600 ed è caratterizzata da un ripida scalinata. Si trova proprio di fronte al Palazzo Villamarina Pes

Palazzo Villamarina Pes (Piazza Brigata Sassari)
Questa imponente costruzione tutta in granito appartenne ad una nobile famiglia tempiese risale anch?essa al 1600. Oggi è sede di uffici regionali. Esistono altri edifici che conservano questo nome, tutti appartenenti alla stessa famiglia. Primo fra tutti la costruzione che oggi ospita la Curia Vescovile presso Piazza Gallura e il bel palazzo che si trova in Via Mannu o Via dei nobili.Quest?ultimo presenta sulla facciata lo stemma gentilizio della famiglia, rappresentante il piede scalzo. Questo è presente anche nel ex convento dei frati Scolopi.

Ex Convento dei frati Scolopi (Piazza Mazzini)
Il collegio degli Scolopi venne istituito nel 1665. Oggi la struttura appartiene al Comune. Da osservare con particolare attenzione il chiostro coperto a crociera e il pozzo interno.

Teatro del Carmine ( Piazza del Carmine)
L?edificio sorge sulla vecchia chiesa del Carmine annessa al convento. Venne costruito nel 1928 ed è tutto in stile Liberty. Ospita spettacoli di vario genere.

Parco delle Rimembranze ( Via Angioy)
Da osservare nel Parco l?originale scultura di Ignazio Sciola, un artista-artigiano sardo, che rappresenta la vita e la sua ciclicità.

Museo di Bernardo De Muro (Parco delle Rimembranze)
Il museo si trova all?interno della Biblioteca Comunale e comprende gli abiti di scena ed effetti personali del famoso tenore tempiese Bernardo De Muro.

Stazione ferroviaria ( Via Stazione vecchia)
La casa cantoniera della stazione di Tempio è del 1929, da osservare all?interno gli splendidi dipinti di Giuseppe Biasi, realizzati su commissione tra il ?29 e il 32
Viale della Fonte Nuova
È La passeggiata estiva dei tempiesi

Parco di San Lorenzo (oltre il viale della Fonte Nuova)
Il parco è annesso all viale della Fonte Nuova ed ospita la chiesetta di San Lorenzo.

Fonti di Rinaggiu (Via delle Fonti)
Si trovano nella parte alta della città ed Hanno attorno uno splendido parco. Le proprietà terapeutiche di queste acque fortemente diuretiche sono note sin dall?antichità.

Chiesa di S.Giuseppe (Piazza S. Giuseppe)
Venne Costruita nel 1947. Presenta un altissimo campanile (m.36,81) del 1998.

Da non perdere la splendida strada panoramica di Curraggia

CURIOSITA?
Esiste a Tempio un Museo Ornitologico, comprende una serie di esemplari di uccelli africani. IL museo di proprietà della famiglia Stazza, è allestito presso un?abitazione privata .

ITINERARIO VERDE
La visita al monte Limbara è d?obbligo per chi voglia comprendere la relazione e lo stretto legame tra la città e il suo territorio. Pochi minuti in macchina consentono di raggiungere le pendici del monte, ricche di lussureggianti boschi spontanei o le cime dove alla vegetazione spontanea si aggiungono boschi di conifere sempre verdi facilmente percorribili a piedi, lungo sentieri segnalati, dove si incontrano punti pic-nic e sorgenti di acque freschissime. Da non perdere la sosta alle ?Sorgenti di Fundu di Monti?, ?Vallicciola? e ?Curadureddu?.

ITINERARIO ARCHEOLOGICO
A meno di 1 km da Tempio, sulla strada per Palau, si trova il Nuraghe Majori. Esso sorge su una cupola granitica ricoperta da un fitto bosco misto di sughero, leccio e roverella. Il monumento è situato in una posizione strategica, ha una pianta sub-circolare ed è realizzato con blocchi granitici di medie e grandi dimensioni.
E? un nuraghe di tipo misto, poiché presenta sia le caratteristiche del nuraghe a corridoio che quelle del tipo a Tholos.

ENOGASTRONOMIA
Un altro buon motivo per visitare la nostra città è dato sicuramente dalla presenza di ottimi vini prodotti dalla Cantina Sociale Gallura, fondata nel 1956.
Punta di diamante della Cantina è il Vermentino di Gallura, unico vino in Sardegna ad essere insignito dal 1996, dell?ambita Denominazione di Origine Controllata. I tre tipi prodotti sono Piras, Mavriana e Canayli, Si ricorda poi il nostro Moscato e vini di qualità quali il Karana, Dolmen e Lunanova.
Chi viene a Tempio non può non gustare la Zuppa Gallurese, il porcetto allo spiedo e i nostri dolci tipici come ?li papassini, li cucciuleddi e meli, lu pani e sabba e li frisjoli longhi.

ARTIGIANATO
L?artigianato della zona è caratterizzato da manufatti di vario genere realizzati in SUGHERO, fonte preziosa anche per la nostra economia. Ha sede anche per questo a Tempio, un centro di ricerca regionale -STAZIONE SPERIMENTALE DEL SUGHERO- atto a promuovere e migliorare la produzione. All?interno di esso si trova il Museo del Sughero.

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Carrascjali Timpiesu

Scritto da: Blog Admin il 4 Marzo 2006


Origini del Carnevale

…Il carnevale a Tempio e nella Gallura in generale, ha origine antica. Risalire al principio non è facile perché molte tradizioni sono completamente scomparse. Di certo però la figura di GIORGIO, mitico Re del Carnevale Tempiese, ci riporta ad epoca pre-romana, in quanto, come sostiene D. Turchi, lo spirito della terra che fruttifica, prima ancora della religione misterica, era chiamato GIORGI, e a questa divinità venivano offerti sacrifici nel corso di riti finalizzati ad ingraziarne i favori (Giorgi viene sacrificato per fecondare la terra).A Tempio è sopravvissuto il nome del re divinizzato (Gjolgju) insieme ad alcuni toponimi che ad esso rimandano (come per esempio la collina di Santu Gjolghju) Alle pressione delle stratificazioni culturali succedutesi nel corso dei secoli hanno resistito solo alcune locuzioni che rimandano a personaggi ormai scomparsi, come: «pari un traicoggju». Un?espressione che i più anziani traducono come riferimento a ?persona rozzamente vestita che cammina in modo pesante?. Che questo sia il suo significato traslato non ci sono dubbi.

…Di certo abbiamo, al momento attuale, a conferma del perdurare dei riti carnevaleschi in Gallura, due poesie: la prima, del sacerdote Pietro Molinas di Tempio (1700), parla delle sorti dell?uomo in generale ma precisa che: «? Suzzedi a lu carrasciali/ una caresima pronta/ undi si paca e si sconta/ l?alligria generali/ e l?omu chi godi abali/ dumani è in calamitai?» (Segue al carnevale/ un?immediata quaresima/ nella quale si paga e si espia/ l?allegria generale/ e l?uomo che adesso gioisce/ domani è in disgrazia?); la seconda, di Matteo Pirina, noto Cuccheddhu di Telti (1843-1905), parla espressamente del carnevale ed in particolare, deplora l?uso dei bar nei trattenimenti danzanti, ma, soprattutto, ci da l?estensione temporale di questa manifestazione: «?Principiendi da li Tre Irrè/ finu a la sera di Carrascialoni/ dicu cincanta franchi, pocu è,/ si li po spindì dugna stiddoni/ ca si poni a baddà undi si paca/ mezu scudu la sera sillu laca?»

Note:
Si ringrazia la Sig.ra Margherita Achenza e lo staff del sito http://www.carnevaletempiese.it/home.htm

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Voccabulariu , tutti li parauli.

Scritto da: Blog Admin il 28 Gennaio 2006

Dizionario Fondamentale

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La Gallura, curiosità , etniche e toponomastiche

Scritto da: Blog Admin il 12 Dicembre 2005

Gallura

Non è difficile isolare dal contesto storico ufficiale alcune curiosità culturali e filologiche riguardanti la panoramica etnica della Gallura contemporanea . Innanzi tutto possiamo porci il problema principale dell’origine del nome Gallura.
Non sono poche le difficoltà che si presentano per chi vuole indagare sul significato semantico di questo termine. La difficoltà più grave è data dalla scarsezza dei documenti. E’ un toponimo che è stato esaminato da nolti studiosi di cose sarde. Vediamo le soluzioni più probabili del problema.
Il primo accenno alla Gallura appare in una lettera che il 14 ottobre del 1073 il Papa Gregorio VII indirizza ai Giudici Sardi per invitarli alla sottomissione alla chiesa di Roma.
Nell’epistola si parla di un Costantinus Gallurensis, che fu uno dei governatori della Gallura, dopo il primo Giudice, Manfredus Pisanus, che assunse il potere nel 1050, il termine compare dunque per la prima volta in questo documento dell’XI secolo, cosa che naturalmente presuppone un uso già consacrato dalla tradizione, ad indicare una delle quattro parti in cui allora era divisa la Sardegna . Il termine Galorj, segnato in corrispondenza dell’attuale Punta Nera , che appare nella Carta Pisana della metà del XIII secolo, costituisce la prima documentazione cartografica.
Secondo qualche studioso la voce Gallura sarebbe di origine fenicia, deriverebbe dalla parola Gallal che vuol dire elevazione, termine che si adatta alla montuosità della regione.
I Fenici invassori avrebbero dato questo nome anche perchè il paesaggio aspro e montuoso richiamava alla loro mente la configurazione fisica della Galilea superiore e suscitava in loro quel perenne senso di nostalgia che fa trasporre nella nuova patria i nomi famigliari della prima.
Altra interpretazione, che a me sembra meno probabile, è questa: Gallura sarebbe un composto dei termini latini Galla, ghianda e urium, cioè terreno adatto alla prosperità di piante ghiandifere. Questo tentativo di interpretazione mi sembra un po forzoso.

Tempio Pausania

Tempio sarebbe sorta così. I coloni militari romani, scelsero ai piedi del Lim, vara secondo un’usanza anche religiosa, un pianoro elevato, uno spazio di terreno che poteva essere misurato a colpo d’occhio , cioè tagliato con lo sguardo, secondo l’etimologia del verbo greco temno, e che essi chiamavano Templum.
Il Templum ( forse l’attuale regione pianeggiante Milizzana = miliziana ), doveva ospitare l’accampamento della cohors auxiliaris che evidentemente era uno strumento di colonizzazione progressiva verso l’interno e per questo aveva effettivi raddoppiati, come la Gemella Legio di Cesare. Di qui il termine originario Gemellae e il culto dei gemelli mitici Castore e Polluce, assunti evidentemente come divinità protettrici della doppia legione, stanziata fissamente anche a difesa di un nodo di rete stradale che aveva raggi nevralgici come quello che raggiungeva la stessa Olbia e quelli che raggiungevano in altre direzioni Tibula nell’odierno Capo Testa, e Turris Libosonis, cioè Porto Torres, attraverso il piccolo porto di Ampurias, vicino alle foci del Coghinas. L’attuale Tempio è sorta evidentemente più in alto come centro di comodo dell’accampamento militare stanziale, la cui stanzialità spiega anche l’origine di altri insediamenti vicini. Il nome originario di Tempio, Gemellae, sarebbe da riferire non a una doppia legione , ma ad una doppia colonia, che avrebbe avuto come confine il territorio di Siniscola = Finis col. (oniae).

Olbia, Civita, Terranova Pausania, Tempio Pausania

Più accettabile mi sembra invece l’interpretazione di altri toponimi messi iin relazione con la colonizzazione romana. Tralascio la chiara interpretazione del nome Olbia dal femminile greco olbìa che vuol dire la felice (città). In epoca medioevale la ridente cittadina, risorta dopo le devastazioni degli Arabi, fu ribattezzata Civita quasi a significare la sua dignità di sede principale delle autorità giuridiche.
Il nome Pausania era forse il nome di un centro abitato che sorgeva a quattro chilometri ad ovest dell’attuale Olbia. E’ da identificarsi con la Fausania di cui si parla in un carteggio del Papa Gregorio Magno, del 594 circa. Sede vescovile Fausania per ragioni storiche che ignoriamo, divenne evidentemente centro giurisdizionale simile alla provincia di oggi.
Questo spiega l’aggiunta che figura nel nuovo nome assunto da Olbia. Terranova Pausania e in quello di Tempio Pausania. Ma qualche studioso interpreta diversamente l’origine del nome Pausania . nato dell’interpretazione erronea di una iscrizione romana dedicata a una Faustina, con l’abbreviazione epigrafica Phaus. L’abbreviazione sarebbe stata interpretata come Pausania e come antico nome della città di Olbia. Sarebbe cosi nato l’appellativo di Terranova Pausania, termine adottato nei timbri della Curia Vescovile con l’abbreviazione del termine Terranova ( T. Pausania). Quando la sede vescovile fu trasferita a Tempio, si continuò ad usare questi timbri nei documenti ufficiali e la T. abbreviata , fu interpretata come Tempio, che da allora sarebbe stata chiamata appunto Tempio Pausania. Tutta via queste due città sono importanti perche costituiscono due poli di sviluppo etnografico diverso. L’origine di Olbia è legata al suo porto e alla colonizzazione fenicia. L’origine di Tempio è chiaramente legata alla sola colonizzazione romana. La stessa denominazione del Limbara sembra legata, nella sua origine, a un processo di colonizzazione organizzata e cioè ad una prima esperienza di delimitazione cartografica sempre giurisdizionale. La dorsale montagnosa del Limbara poteva segnare il limite naturale tra il territorio di Tempio e quello di Olbia. I cartografi militari romani segnarono sulle loro prime carte, abbreviando Lim. vara, cioè limina vara = dorsali montagnosi obliqui.
La tendenza assimilativa fonetica avrebbe poi trasformato la v in b.

Aggius, Bortigiadas, Calangianus, Luras, Nuchis

Aggius
Anche il nome di Aggius potrebbe essere un derivato di inesatta lettura o di contaminazione da Aggeres ( creste di monti ), termine segnato nelle carte topografiche rudimentali del tempo ( tabulae militares).
Bortigiadas
Il toponimo Bortigiadas potrebbe interpretarsi sempre come un termine militare attraverso l’espressione porticum addas aggiungi,cioè, una tettoia in legno al terrapieno ricavato sul terreno accidentato.
Calangianus
Secondo questa interpretazione si intenderebbero diversamente i nomi di Calangianus (Cara Iani = volto Giano) chiamata cosi o da una statua o da un tempio dedicati a Giano Bifronte, divinita dal doppio volto. da mettere appunto in rapporto sempre con la doppia colonia.
Ad altre divinità sorelle, Diana e Apollo, nativi di Ortigia ( il nome più antico di Belo ), sarebbero stati didicati altri centri della colonia militare e precisamente Bortigiadas (da Diana Ortigia) e Aggius, che da aghios greco, significherebbe (luogo) santo ( ad Apollo).
Dalla denominazione di Diana (Ortigia) avrebbe avuto origine anche il nome della sughera, pianta considerata sacra a Diana, dea appunto delle selve e cacciatrice.
Luras
Luras sarebbe stato un luogo adibito a maganizzini, a depositi cioè di otri e di cuiami ( ad luras). Un deposito cioè della cavalleria , di equipaggiamento in selle, briglie e finimenti. Anche l’attuale termine gallurese lora vuoi dire legamento. Poco distante era la sede dei servizi d’intendenza ,il fundus calalianus, che avrebbe dato origine all’attuale Calangianus.
Era un deposito dei bagagli vari delle truppe.
Il termine calo-calonis indicava il portabagagli dell’esercito.
Nuchis
Il termine di Nuchis potrebbe derivare da ad noctes, cioè ad un insieme di costruzioni adibite a dormitorio della truppa. Altri studiosi tuttavia hanno dato altre interpretazioni.

Si danno queste notizie come pure e semplici curiosità senza pretese di precisione filologica assoluta, e con tutte le riserve della dell’incertezza interpretativa.
( Prof. Giulio Cossu)

( testo tratto da “Lu Baddhittu Timpiesu, Accademia tradizioni popolari Città di Tempio” in collaborazione con: Ventianni di vita consociale – Rotary Internazionale Club di Tempio Pausania 1975 a cura di Giulio Cossu).

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Li Furrèddhi, la Tribbìta, la Graiglia e lu Spitu ( Rizzetti – ricette )

Scritto da: Blog Admin il 11 Novembre 2005

La Rivèa ( Cordula )

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Dal villaggio nuragico alla soglia del 2000.(1)*

Scritto da: Blog Admin il 9 Settembre 2005

Per fare un sommario, anche modesto, di una storia di Tempio Pausania non si può prescindere da qualche considerazione preliminare. Questo soprattutto per riscattare le radici nuragiche che generalmente sono state trascurate o appena accennate dagli studiosi.
In realtà la vera origine è da ricercare in quelle radici e da inquadrare in fenomeni storici di “sardità” piu ampia.
A proposito della Sardegna dei primordi, in generale, Giovanni Lilliu (la civiltà dei Sardi, Torino,1988) parla di una rimozione della scrittura riscontrabile chiaramente nella nostra protostoria.
Si deve a questa rimozione il perdersi della notizia anche delle epoche prime Tempiesi, anteriori cioè alla colonizzazione romana dalla quale deriva il nome della città, ricavato per semplificazione dal toponimo medievale di Villa Templi.
Romano però fu certamente un primo notevole sviluppo e, per meglio dire, il primo svolgersi di una crescita che per fattori diversi venne via via differenziandosi tra quelle delle aree meridionali.
Per la storia di Tempio Pausania, il capitolo fenicio e cartaginese non esiste. Il primo capitolo romano ha testimonianze scarse ma abbastanza indicatrici soprattutto in certi toponimi di evidente origine latina, in una epigrafe modesta, ma nel nostro caso notevole, e in tracce di indediamenti rilevati dal Taramelli nella Edizione archeologica della Carta d’Italia (fogli 181-182).
I resti individuati da questo studioso consistono in ruderi di murature e frammenti di mattoni in località Milizzana-Tanca di li Frati. L’epigrafe è rappresentata da un’iscrizione funebrerinvenuta in località San Lorenzo ( Corpus Inscriptionum Latinarum, x, 7977, Berlino 1863) la quale ricorda un soldato, probabilmente appartenente ad una corte ausiliaria, che mili(tavit) per 19 anni.

note (1)*
LA VILLA TEMPLI- Breve storia e immagini del passato, a cura di Giulio Cossu. Rotary clus di Tempio Pausania.

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Mutti, "li mutti" (1)* gaddhuresi , scritti, cilcati e presentati da Ghjuànni.

Scritto da: Blog Admin il 6 Settembre 2005

Ascultendi la radiu in cuffia

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