La Bruttéa di Pattètta
Scritto da: Blog Admin il 6 Gennaio 2011
La Bruttéa
di Giovanni Masu (Pattèttà)
C’era una volta la bruttéa, il negozio di alimentari sotto casa.
dove si andava a fare la spesa (a cumparà) ma anche a scambiare due
chiacchiere con lu bruttiàiu, il commerciante. Era un modo per socializzare,
svagarsi e trovare dei momenti piacevoli della giornata, trovando
piacere soprattutto da questo piuttosto che dal prodotto acquistato,
anche perchè il commerciante, conoscendo tutti li fittiàni, i
clienti e salutandoli per nome, instaurava un rapporto che andava ben
oltre l’aspetto commerciale.
La Bruttéa, era il punto di riferimento
non solo della carréra, la via dove esercitava, ma di tutta la zona (la
cussògghja ).Si arrivava dagli stazzi e dalle campagne per la prùista,
il rifornimento, specie nel fine settimana, anche perchè il contadino/
allevatore barattava i suoi
prodotti nostràli con altri articoli
che in campagna non
si producevano. Illi bruttéi,
prima dell’evento tecnologico
del confezionamento, i
prodotti si vendevano a la
minuta, sfusi: i legumi erano
in grandi sacchi e con la
sàssula, il misurino, si acquistava la quantità per l’uso giornaliero.Io
stesso nell’ infanzia, avendo i m genitori la bruttèa, nel rione Funicéddha,
ho il ricordo del grande bancone in legno al centro della
stanza con tanti calàsci, cassetti a vetri, i quali contenevano ogn’uno
un diverso tipo di maccaròni, pasta. Sopra il banco l’affettatrice a manovella
per i salumi, il peso con li pisòni, i pesi a mano, il macinino
del caffè che macinato al momento, sprigionava illa bruttéa il tipico
aroma del vero caffè. Io ero attratto dai grandi vasetti, ricolmi di caramelle
e tanti dolciumi( li cosi bòni / liccàldùgghjni) assortiti di colori
e forme. Dietro il bancone il contenitore del pane e il distributore per
l’olio di sansa e di oliva, anch’esso sfuso che
ogni fittiànu, cliente, portava la bottiglia
vuota da casa (un modo intelligente per non
inquinare)… ai lati i ripiani per i liquori e le
essenze. Erano i tempi di tantissime prelibatezze
tipiche preparate in casa, ecco che la
bruttéa era… (ed è ancora ) sempre disponibile
anche nei giorni festivi per l’acquisto di
tutti l’aìmini, gli ingredienti, che necessitavano
in quel momento: la farina di tricu ruju,
grano duro per il pane, che suicàtu a manu,
lavorato a mano e cotto nel forno a legna serviva
per tutta la settimana; li chjusòni, gli
gnocchi, per la suppa cuàta, zuppa gallurese,
i dolci tipici: li cucciulédd’e méli, li casgjatini, le formaggelle, li papassini,
li frisgjóli longhi, le frittelle tipiche del carnevale, li pan’e
sàbba, pane di sapa, lu sangugrassu, il sanguinaccio, l’uciàtini o
cocch’e ghjèlda, focacce preparate con farina e ciccioli. Tutto questo
era confezionato con ingredienti genuini e aromi di
qualità che mai mancavano e mancano illa bruttéa.
Un bel ricordo di la bruttéa era un personaggio
molto conosciuto in città, lu bandiadóri, il banditore,
il quale con la sua ironia e il modo di annunciare
rallegrava le massaie di la carréra,rione, informandole
ad ogni suono della sua trombetta, lu còrru,
delle novità che li bruttiai offrivano giornalmente
o solo il venerdì quando, dopo alcuni squilli di
tromba, la voce potente gridava: S’avvelti la pupulazioni
ch’è ‘arriatu ciarrettu e pesciu friscu da Castéddhu,
abal’abà in Piazza di lu Malcatu…
Pensandoci oggi, quasi sembra un altro mondo?!…
mah! non è affatto cosi: è vero al progresso non si
comanda, anche la bruttéa è andata al passo con
l’industria inserendo specifiche attrezzature, banchi
e armadi refrigerati, bilance e tante altre diavolerie
elettroniche. I prodotti sfusi sostituiti da confezioni
multicolori, il banditore sostituito dai mass-media: giornali e TV, con
le loro pubblicità martellanti di iper-super-maxi promozioni. Ma e pur
vero, che una parte della popolazione gradisce continuare a fare la propria
spesa illi bruttéi trovandovi qualità, assortimento e quel rapporto
personale di cortesia con lu bruttiaiu. Ecco che allora la bruttéa di una
volta, trasformatasi strutturalmente, non perde l’accoglienza e la
cordialità, gratificando il proprio cliente, lu fittiànu, dandogli la sensazione
di essere una persona e non lo scontrino n° 99 della cassa 17.
La bruttéa di Pattètta è abbalta a óri e disóri,
puru la duminica a matinata e sirintina è in tò faóri.
Lu chi faci piacéri, a te chi séi di bona fulchètta,
so’ li cosi boni, ch’agàtti unde Pattètta.
(Ghjuànni Pattètta)
Nel giro di pochi anni, di bruttèi, a Tempio
n’è rimasta sola una: la Bruttèa di Pattètta
in Funicéddha, oggi: “Gi.Ri. Market
S.n.c. f.lli Masu” prima condotta negli anni
’60 dalla madre, zia Pippinéddha e oggi
gestita con cortesia e professionalità dai
figli. E noi del Bàddhittu ci onoriamo di
pubblicizzare ogni mese, in’interrottamente,
questa attività commerciale fin dal 2001.
(articolo tratto dal sito: lu bàddhittu la beltula.it)
Archiviato in Primo piano, Società | Non c’è ancora nessun commento.




